Educare all'affettività significa educare al cambiamento

Educazione sessuo-affettiva estesa alle scuole di ogni ordine e grado
Il cambiamento parte sempre dall’educazione.
Dall’inizio del 2025 in Italia si contano 77 femminicidi e 68 tentati femminicidi (Osservatorio Nazionale di Non Una di Meno).
Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un sistema che continua a normalizzare la violenza di genere, presente ogni giorno sul lavoro, in casa, a scuola, negli spazi pubblici e privati.
La violenza affonda le sue radici nella cultura e nell’educazione.
È a scuola che si dovrebbero imparare il rispetto, il consenso, la cura di sé e dell’altrə.
È lì che si costruisce una società più consapevole e libera.
L’UNESCO, insieme alle agenzie ONU, promuove da anni la Comprehensive Sexuality Education (CSE): un approccio che integra aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità. Un percorso che aiuta bambinə e giovani a costruire relazioni rispettose, a comprendere le proprie emozioni e a proteggere i propri diritti per tutta la vita.
In Italia, però, l’educazione sessuale non è obbligatoria, e il nostro Paese è tra gli ultimi in Europa (Rapporto UNESCO 2023).
Un dato allarmante, soprattutto se confrontato con il DDL 2423, promosso dal ministro Valditara, che limita l’educazione sessuo-affettiva e nega a bambinɜ e adolescenti la possibilità di riconoscere la violenza e parlarne con adultɜ preparatɜ, in un contesto sicuro e non giudicante.
Come Arciragazzi, crediamo che ogni spazio educativo debba essere anche uno spazio di contrasto alla violenza di genere:
dove si impara ad amare se stessɜ e lɜ altrɜ,
a riconoscere e decostruire gli stereotipi,
a liberarsi da un modello patriarcale che genera solo oppressione.
Educare all’affettività significa prevenire la violenza.
È da lì che nasce il cambiamento.